“Ah, vai in Islanda… Ma cosa c’è da vedere?”
Mi sono sentito ripetere più di una volta questa domanda e sempre ho impiegato qualche secondo prima di rispondere. Non sarei stato credibile se avessi cercato di passare per un cultore dell’arte e dell’architettura o per un patito della tintarella, così come non potevo bluffare rispondendo che volevo dare soddisfazione al mio palato in un tour gastronomico.

Mi sarei potuto limitare a descrivere le bellezze assolute che si possono ammirare già nelle zone più facilmente accessibili, come paesaggi costieri meravigliosi, campi di lava scuri, cascate spettacolari, vulcani minacciosi, villaggi isolati e ghiacciai maestosi. Avrei potuto disegnare i colori che si possono osservare: il verde dei prati, l’azzurro del mare, il bianco dei ghiacciai, il nero dei campi di lava, le tonalità di ocra, marrone e verde con cui gli incredibili fenomeni del sottosuolo tinteggiano le pareti delle montagne. Avrei potuto stupire con il vapore delle fumarole e con l’acqua sulfurea delle pozze circondate dalla neve, descrivere le tante specie di uccelli che affollano isolotti e promontori oppure ricordare che Verne scelse un vulcano islandese come ingresso nelle viscere della Terra.

Sarei potuto passare per Indiana Jones descrivendo come avrei studiato il tratto giusto dove guadare il fiume con il fuoristrada, come avrei mangiato carne di squalo putrefatta, come sarei andato a caccia fotografica di balene. Avrei potuto affermare con decisione che in Islanda la Natura è protagonista nel bene e nel male: se in molte zone del pianeta l’uomo può illudersi di essere più forte e di poterla dominare, qui ci si rende conto che la realtà è esattamente l’opposto, la Natura è sovrana e ha potere di vita e di morte, è ammaliatrice e regala emozioni uniche, è bellissima e attira con viste mozzafiato, è sincera e ricorda quanto possa essere drammaticamente fatale. Con molto più impegno mi sarei potuto aprire spiegando perché in mezzo al nulla avverto la sensazione di libertà, perché non temo di guidare per chilometri e chilometri incrociando solo un paio di auto, perché le sferzate del vento mi danno energia, perché non mi sento solo anche se attorno a me non c’è nessuno; perché, in Islanda, si riacquista la vera proporzione tra Uomo e Natura.

Ma, dopo esserci stato la prima volta, ho realizzato che non sarei stato capito. Solo al ritorno dal viaggio si può comprendere veramente perché si va in Islanda.
Così me la cavavo con un semplice “C’è la Natura!”.

Tratto dalla guida Polaris ISLANDA di Massimo Cufino

CONDIVIDI