Dovunque in Norvegia si trovano edifici in legno; nelle grandi città e nelle isole più remote, spesso vivacizzati da colori pastello, a volte risalenti anche a 1.000 anni fa. Queste costruzioni sono da considerarsi come un vero e proprio patrimonio architettonico del paese. Tra loro spiccano in particolar modo le stavkirke, le piccole chiese in legno (‘stave’ è il termine norvegese che indica la colonna di legno portante) costruite nell’era Cristiana che, in seguito alla Riforma del 1537, subirono rilevanti cambiamenti: gli altari laterali e le figure dei santi furono rimossi, mentre vennero introdotti il pulpito, le panche e le finestre. Con un territorio ricoperto da fitti boschi, dove la densità della popolazione raggiunge cifre piuttosto basse, e con poche e difficili vie di comunicazione soprattutto nei tempi lontani, non deve stupire che i villaggi si munissero di piccole chiese in legno dove la comunità si potesse raccogliere in preghiera.

Una stavkirke è composta da una cintura di robuste colonne di legno circondata da assi verticali. Inizialmente le colonne erano conficcate direttamente nel terreno, provocando ben presto la loro marcescenza; in seguito, quindi, si decise di far poggiare la struttura lignea su fondamenta di pietra. Uno spazio sotto il pavimento rappresentava il luogo di sepoltura, almeno fino all’inizio del XIX secolo, quando la pratica fu abolita soprattutto per il fetore emanato dai cadaveri. Buona parte dei lavori di montaggio erano praticati con gli elementi distesi sul terreno; una volta pronti, con l’aiuto di robuste corde e bastoni, le strutture venivano innalzate per l’assemblaggio definitivo. Gli archi e gli angoli arrotondati erano ricavati dalle cosiddette ginocchia dell’albero, quelle parti più forti ed elastiche tra il tronco e una grande radice.

La terribile devastazione causata dalla peste a metà del XIV secolo lasciò pochi fedeli in vita e ancor meno risorse per la manutenzione. Delle circa 1.100 chiese originali, nel 1650 ne restarono in piedi solo 240. Una legge ecclesiastica del 1851, inoltre, sentenziò che ogni chiesa dovesse avere una dimensione minima in proporzione al numero di fedeli della parrocchia: tale provvedimento diede purtroppo il via a una serie di demolizioni che ci ha consegnato solo 28 chiese. Questi piccoli capolavori sono il contributo principale norvegese alla cultura mondiale: la chiesa di Urnes rappresenta anche le altre nella lista del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Tratto dalla guida Polaris NORVEGIA di Massimo Cufino

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