Respiro l’aria umida. Il pensiero di un luogo si sta trasformando in esperienza di vento e nuvole, lontane colline e una montagna che si avvicina, grigio e azzurro a sprazzi, scorrendo tutto questo in modo quasi liquido, indolore e silenzioso. Non riesco a ridurre in frammenti le emozioni, separandone i tratti, perché inizia ad emergere la forza di questo fluire tutto unito, inarrestabile e naturale al tempo stesso. Questa leggera presenza di libertà, la forza del paesaggio, l’assenza di un contrasto tra il tempo, le attese e l’immagine reale, tutto ciò rimarrà la prima esperienza di questa terra, il primo respiro, la sua magia.

Pochissimi luoghi appaiono così terribilmente forti e, nel contempo, così evocativi. La sua geometria si è impressa nello sguardo del navigatore del XVI secolo, ne ha rincuorato lo spirito, l’ha portato a modificare la rotta, ad esplorare, a dichiarare guerre e a tessere accordi diplomatici per creare un luogo di vita circondato dagli elementi più forti ed espressivi che l’uomo conosca. Cape Town ed il Sudafrica ci hanno stupiti con l’inaspettato, con il mutamento rapido, con il loro raccontarsi che non è solo voce ma forza, vento, storia e colori, ci hanno trasmesso un ritmo vitale che ha colpito i nostri sensi e si è insinuato dentro di noi con la cadenza di un sogno ricorrente. Ci hanno rivelato un’Africa che esce da ogni idea pregressa, perché è Africa, Europa, Antartide e Savana insieme, e non corrisponde ad alcuna raffigurazione o stereotipo annunciato.

Forse, l’intimità di questa terra, capace di urlare con il suo vento impazzito o di avvolgerci con il silenzio di una notte stellata, sarà l’unica traccia che attraverserà, indissolubile, tutti i percorsi della nostra memoria. Per chi ha provato ad ascoltarne la voce, ad incontrarla, la Mother City sarà simile al ritmo di un’onda del suo Oceano: il richiamo di un sussurro che mai potrà spegnersi.

Tratto dalla guida Polaris CAPE TOWN di Corrado Passi

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